Miti e leggende

In principio si chiamava Agatirso perché una leggenda la voleva fondata da Agatirso, figlio di Eolo re dei venti e delle isole Eolie che molti da sempre confondono con la figura mitologica del dio dei venti greco Eolo. 

La data della fondazione si colloca intorno al 1183 a.C., approssimativamente alla guerra di Troia, e il significato del suo nome: “colui che porta lo splendido tirso”- riferito al suo fondatore – denuncia la sua origine di città sacra al culto di Dioniso (Bacco) che aveva come simbolo, appunto, il tirso. Nel 209 avanti Cristo, cioè ben dopo nove secoli, forse per effetto dei culti dionisiaci, quattromila abitanti “ladri, esuli e malfattori”, furono deportati dal console Levino, in Calabria. 


 Villa Piccolo a Capo d’Orlando

Un'altra leggenda vuole che in occasione della sosta di Carlo Magno, al ritorno dal pellegrinaggio a Gerusalemme, a Palermo, ad Agatirso fu dato il nome di Orlando in onore del Paladino di Francia. Dopo i Normanni che gli avevano dato il nome di Capo D'Orlando, la cittadina fu al centro delle cronache (era il 4 luglio 1299 in pieni Vespri siciliani) per una battaglia navale tra Giacomo II e Federico III nel contesto della disputa tra Aragonesi e Angioini per il trono in Sicilia.

Nel 1398, appena un secolo più tardi, Bernardo Cabrera, conte di Modica la assediò per stanare Bartolomeo d'Aragona che aveva tradito il re Martino I e si era rifugiato nel castello di Capo D'Orlando. Il maniero che prendeva il nome dal promontorio su cui era costruito fu distrutto e da quel momento i pirati, non essendoci più la roccaforte a guardia delle loro incursioni, non risparmiarono le coste e la sua spiaggia. Solo nel 1645, quando venne costruita una nuova postazione di guardia, le incursioni piratesche cessarono.


Casimiro Piccolo 

Intanto, secondo un'altra leggenda tra le diverse che aleggiano su Capo D'Orlando, si narra che San Cono Abate, avrebbe portato una piccola statua della Madonna. Gli abitanti, allora, nel 1600 avrebbero costruito il santuario di Maria Santissima, ancora oggi simbolo del paese. Più recentemente, i conti D'Amico proprietari del territorio e del latifondo su cui insiste la comunità orlandina, a seguito di frequenti alluvioni tra il XVIII e il XIX secolo, cedono la proprietà al comune di Naso. Dalle disgrazie, a volte, nascono benefici e fu così che sorse a seguito delle inondazioni, una pianura molto fertile e adatta alla coltivazione della canna da zucchero che, insieme alla già esistente filanda, diede un grande sviluppo economico al paese della provincia messinese. A San Gregorio, suo borgo marinaro e vero cuore intraprendente della comunità, nasce una tonnara. Anche la ferrovia completata nel 1895 attraversa le strade statali 113 e 116 che collegano rispettivamente Palermo a Messina e Capo D'Orlando a Randazzo.

Tra la fine del 1800 e i primi del 1900 iniziano le agitazioni per l'indipendenza da Naso, forti anche non soltanto dell'incremento demografico divenuto ormai notevole, ma anche per la capacità imprenditoriale dei cittadini che portarono il territorio ad una rilevanza economica. Dopo piccole concessioni territoriali, con il proseguire delle agitazioni, il 25 giugno 1925 ottiene l'autonomia che viene sottoscritta il 27 settembre seguente. Nello stesso anno viene inaugurato il municipio.

Intorno agli anni venti dello stesso secolo, il XX, viene costruita Villa Piccolo dei baroni Casimiro, Lucio e Agata Giovanna, cugini da parte di madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Vi si trasferirono insieme alla madre, ancora giovanissimi, che lasciò il marito dopo liti motivate dai frequenti tradimenti. Non fu un vero e proprio isolamento per i tre fratelli che, invece, coltivarono le proprie tendenze artistiche e la loro socialità con frequenti conviviali con gli intellettuali del tempo e visite alla città natale, Palermo. Oggi Villa Piccolo che vanta un parco ricco di piante rare dovute alla passione di Agata Giovanna e uno dei pochissimi cimiteri per cani e gatti in Europa voluto da Casimiro, è sede della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella sorta per volere del  fratello e della sorella  dopo la morte di Lucio per valorizzare il patrimonio letterario da lui lasciato.

La villa che oggi è un museo, è visitabile tutti i giorni e vi si possono ammirare le stanze che riflettono, ciascuna, il carattere del proprio inquilino. Sicché la stanza di Casimiro raccoglie le sue foto, ne era un appassionato,  con gli strumenti per la fotografia, i suoi acquarelli, le tavolozze e i suoi pensieri. Nella camera di Lucio si trovano le sue prime pubblicazioni di libri, le sue fotografie, le sue poesie in cornice e oggetti della memoria, del passato. Agata Giovanna, esperta botanica, conservava nella sua stanza candelabri rosa e ricami che eseguiva lei stessa insieme a una copia della pubblicazione, sua unica, sullo studio della Puya Berteroniana, esemplare presente nella villa, unico in Europa e in perfetta salute. Fotografie, dipinti riempiono le pareti di tutte le stanze e i corridoi della villa a perpetuo ricordo di una vita vissuta tra quelle mura, tra quelle fantasie, tra quei mostri che Casimiro amava dipingere. La biblioteca che si trova nella sala da pranzo, dove cioè si riunivano i fratelli, consta di 2400 volumi già restaurati mentre altri sono in restauro.

Poeti, scrittori, romanzieri, filosofi, matematici, esperti di occultismo fanno capolino dagli scaffali delle librerie, mentre cascate di glicine fanno da archi senza soluzione di continuità nel giardino dove, nella panca di pietra dove erano soliti sedere nelle calde giornate d'estate Lucio e il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa sembra ancora di sentire i loro discorsi e il sussurro del loro ampio respiro carico di pomeriggi assolati e di cultura, la stessa che trasuda ancora oggi dalle pareti della loro dimora.

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